La proposta di modifica al Ddl stupri avanzata dalla senatrice Giulia Bongiorno sostituisce il concetto di ‘consenso’ con quello di ‘dissenso’, suscitando forti critiche. Secondo Elly Schlein, segretaria nazionale del Partito Democratico, questa scelta rappresenta un passo indietro che grava maggiormente sulle vittime nei processi e contraddice la giurisprudenza consolidata. Bongiorno ha spiegato che la rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd, aggiungendo che la Lega è pronta a intervenire per aumentare le sanzioni in sede di emendamento. Tuttavia, il Pd respinge le accuse di aver chiesto la riduzione delle pene e afferma, tramite Alfredo Bazoli, che il partito si è mostrato disponibile solo a valutare eventuali modifiche dietro richiesta della maggioranza, senza però nessuna intesa preventiva sulla nuova proposta. Ettore Rosato di Azione ricorda come la Camera abbia approvato all’unanimità il testo precedente grazie a un accordo politico tra Schlein e Meloni.

Le critiche arrivano anche da altri esponenti politici e della società civile. Marilena Grassadonia di Sinistra Italiana definisce la proposta presentata al Senato come dannosa per le donne, denunciando la sparizione della parola ‘consenso’ e l’introduzione di criteri che renderebbero più difficile riconoscere la violenza psicologica o le forme meno gravi di violenza fisica. Grassadonia sottolinea inoltre che l’attenzione posta sulle condizioni del contesto rischia di essere a vantaggio dei responsabili delle violenze. Infine, il presidente del Tribunale di Milano, secondo quanto riportato da ANSA, afferma che il nuovo testo rappresenta un arretramento, sia per quanto riguarda le sanzioni sia sul piano culturale, mortificando le vittime di reati sessuali.