Il governo italiano mantiene la posizione di non utilizzare il fondo europeo Safe per finanziare spese militari, nonostante il ministro della Difesa Guido Crosetto abbia ipotizzato che se ne possa parlare per impegni relativi al 2027. Fonti di governo hanno spiegato che l’Italia attiverà il fondo solo se il Parlamento delibererà in tal senso, ma la posizione ufficiale appare quella di evitare questo ricorso almeno fino a settembre e, probabilmente, anche oltre. In serata il Ministero della Difesa ha chiarito che l’eventuale aumento di debito per la Difesa e l’energia passerà al vaglio delle Camere, che decideranno se finanziare tramite Safe o tramite titoli di Stato, considerati equivalenti dal punto di vista finanziario.
L’opposizione, in particolare il Partito Democratico, critica questa linea definendola ambigua e richiede maggiore chiarezza: se il governo vuole usare il Safe, sostengono, deve presentare un atto formale di indirizzo. Pesano inoltre divisioni interne sia nella maggioranza che nel centrosinistra sull’opportunità di indebitarsi per le spese militari. Secondo alcune analisi interne all’esecutivo, l’adesione al Safe sarebbe considerata una scelta impopolare, in quanto comporta nuovi debiti a carico dei cittadini, sebbene i prestiti previsti dal fondo siano a condizioni più vantaggiose rispetto ad altre forme.
Il tema è oggetto di discussioni da diverse settimane. A metà maggio Crosetto aveva consultato il ministro dell’Economia Giorgetti circa la possibilità di avviare nuovi investimenti sulla Difesa tramite questo fondo, portando all’ipotesi di un possibile utilizzo molto limitato dei prestiti. Il vicepremier Tajani aveva poi precisato che non era il momento di accedere massicciamente al fondo. Sullo sfondo resta la campagna elettorale e il rischio che il tema delle spese militari finanziate con nuovo debito diventi un argomento di scontro politico.
Il Movimento 5 Stelle ha sottolineato che nella prossima manovra autunnale si prevedono circa 7 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per la Difesa, derivanti dal recupero dell’incremento non effettuato quest’anno e dal programmato aumento del 2027.
