Alberto Trentini, cooperante italiano, e Mario Burlò, imprenditore piemontese, sono tornati liberi dopo 423 giorni trascorsi nel carcere El Rodeo di Caracas. La loro liberazione è avvenuta nella tarda serata di domenica, dopo lunghe e riservate trattative condotte dalle autorità italiane. La svolta si è avuta nelle ultime 72 ore, con un’accelerazione in seguito alle operazioni statunitensi che hanno portato alla cattura di Nicolás Maduro. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato la liberazione intorno alle 5 di lunedì, sottolineando che i due italiani sono in buone condizioni e presto faranno ritorno in patria. Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso soddisfazione, ringraziando per la collaborazione ricevuta dalle autorità venezuelane.

Dopo la scarcerazione, Trentini e Burlò sono stati trasferiti presso l’ambasciata italiana a Caracas. Trentini ha potuto immediatamente contattare i genitori, che per mesi hanno seguito con ansia l’evolversi della situazione. Il presidente Sergio Mattarella ha telefonato personalmente alla famiglia per trasmettere la propria felicità per l’esito positivo della vicenda.

La lunga prigionia ha avuto forti ripercussioni emotive sui familiari, che ora chiedono tempo per ritrovare la tranquillità. Armanda, madre di Trentini, si è recata a Roma per attendere il rientro del figlio, previsto nelle prime ore di martedì a Ciampino.

Il caso era complesso sin dall’inizio: Trentini era arrivato in Venezuela nell’ottobre di due anni fa per una missione con le ong Humanity e Inclusion. È stato arrestato il 15 novembre dello stesso anno a un posto di blocco, insieme all’autista della ong, senza chiare motivazioni e tra accuse generiche di terrorismo. Per settimane, non si è saputo nulla del luogo di detenzione.

Durante i mesi di detenzione, Trentini ha potuto comunicare solo brevemente alcune volte con la famiglia, principalmente per rassicurare sulle sue condizioni di salute. L’ultima visita dell’ambasciatore italiano risale al 27 novembre scorso. La situazione si era ulteriormente complicata quando, nel gennaio precedente, il suo nome non era comparso tra i primi detenuti politici rilasciati dopo un’operazione dell’esercito americano.

La liberazione è stata frutto di una collaborazione che ha coinvolto diplomazia italiana, amministrazione americana, diplomazia vaticana e intelligence. La trattativa si è conclusa con una telefonata tra il ministro degli Esteri venezuelano e Tajani. Gli avvocati e i familiari di Burlò hanno ringraziato le istituzioni italiane per il lavoro svolto.