Gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio dell’operazione ‘Economic Outcast’, una vasta offensiva economica contro l’Iran finalizzata a isolarlo dal resto del mondo tagliando tutti i legami finanziari. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha sottolineato che non solo l’Iran, ma anche Paesi e organizzazioni che lo sostengono, inclusa la Cina, saranno oggetto di sanzioni. Le nuove restrizioni colpiscono cinque settori chiave dell’economia iraniana: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. Gli Stati Uniti hanno minacciato di escludere dal sistema del dollaro chi facilitasse il riciclaggio di denaro iraniano e hanno avvisato i Paesi alleati che devono scegliere tra relazioni economiche con Washington o con Teheran; chi non interromperà i rapporti con l’Iran rischia misure ritorsive.

L’Iran ha risposto dichiarando che considererà ‘nemico’ qualsiasi Paese che partecipi a quella che definisce una ‘guerra economica’ condotta dagli Stati Uniti. Le autorità iraniane hanno affermato che reagiranno con ogni mezzo alle sanzioni, sottolineando che a subire le conseguenze maggiori saranno i civili iraniani, già colpiti da crisi economica e alta inflazione, con proteste interne sfociate in repressioni sanguinose. Inoltre, rappresentanti iraniani hanno annunciato possibili ritorsioni verso gli alleati americani nel Golfo, giudicando il sostegno alla politica di pressione statunitense come un atto di guerra.

Secondo il Tesoro americano, le sanzioni secondarie riguarderanno anche enti e Paesi terzi, senza escludere nessuno dalla loro applicazione. I negoziati diplomatici per porre fine allo scontro sono fermi, e gli Stati Uniti, a ridosso delle elezioni di metà mandato, sembrano escludere al momento un’azione militare diretta. Resta incerto l’impatto futuro di queste nuove misure sull’economia dell’Iran, già provata da una grave crisi e dal deprezzamento della valuta nazionale.