Negli ultimi anni, la NATO ha visto una significativa crescita della spesa militare da parte degli alleati europei e del Canada, incentivata sia dalla pressione dell’ex presidente statunitense Donald Trump, che ha sollecitato i partner a contribuire maggiormente alla difesa collettiva, sia dall’allarme generato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Al vertice dell’Aja nel giugno 2025, i leader NATO hanno concordato un piano per portare la spesa per la difesa fino al 5% del PIL entro il 2035.

Paesi più vicini alla Russia come Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania hanno aumentato rapidamente i loro budget militari, con la Polonia che ora destina la percentuale più alta della sua economia alla difesa tra i membri NATO. Anche la Germania ha avviato una profonda ristrutturazione delle proprie forze armate, stanziando un fondo speciale di 100 miliardi di euro per la Bundeswehr. Secondo il rapporto annuale NATO, nel 2025 gli alleati europei e il Canada hanno incrementato la spesa difensiva del 20% rispetto all’anno precedente, con un aumento di centinaia di miliardi dal 2014.

Questa corsa agli armamenti riguarda l’acquisizione di carri armati, difese aeree, caccia e artiglieria, necessari anche per ricostituire le scorte esaurite dal conflitto in Ucraina. Tuttavia, emergono vari limiti: l’incremento di bilancio non corrisponde automaticamente a una maggiore capacità operativa. Meri aumenti di budget non garantiscono forze pronte o scorte sufficienti di munizioni, né una rapida produzione di armi. Inoltre, la produzione industriale europea e statunitense, dopo le riduzioni post-Guerra fredda, fatica ora a soddisfare la domanda e a coprire carenze in comparti come le munizioni d’artiglieria e gli intercettori per la difesa antiaerea. Secondo un recente studio McKinsey, ostacoli strutturali e un sistema di approvvigionamenti frammentato rallentano la trasformazione delle spese in capacità militari effettive.

La dipendenza dell’Europa dalla tecnologia e dalla capacità produttiva statunitense resta forte, soprattutto su sistemi di difesa aerea e artiglieria a lungo raggio, la cui domanda supera le attuali possibilità produttive. Per questo alcuni Paesi, come la Polonia, si sono rivolti anche verso fornitori extra-NATO come la Corea del Sud. Nel frattempo, la Germania ha incrementato la produzione nazionale di munizioni e alcune industrie civili stanno riconvertendo parte delle loro attività alla difesa. Gli esperti, però, prevedono che il rafforzamento effettivo delle capacità militari europee richiederà comunque diversi anni e resta incerto se la NATO riuscirà a colmare questo divario temporale prima che la Russia possa trarne vantaggio.