Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sottolinea che un eventuale scostamento di bilancio sarebbe effettuato nell’interesse degli italiani e dell’economia del Paese, non per fini personali. Giorgetti ribadisce la richiesta di attivare la clausola generale (articolo 25), ma non esclude il ricorso a quella nazionale (articolo 26), già utilizzata da sedici paesi per le spese di difesa, specificando che la decisione finale spetta al Parlamento. Nel frattempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni mantiene tutte le opzioni aperte, in attesa delle decisioni europee, e propone di utilizzare la flessibilità concessa dal Parlamento per le spese di difesa pari allo 0,15% del Pil. Meloni anticipa inoltre che la nuova proroga del taglio alle accise sul carburante potrebbe essere più breve e favorire soprattutto il gasolio.
La Commissione europea, tramite un portavoce e il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, ribadisce che non è permesso a nessuno Stato uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e cresciuta e che non sussistono le condizioni di grave recessione per giustificare una sospensione delle regole. L’Italia, inoltre, non ha presentato richieste di deroga.
Giorgetti richiama l’Europa al realismo e all’importanza di verificare se le nuove regole europee garantiranno sufficiente flessibilità anche in situazioni straordinarie. In audizione, il ministro ribadisce che l’Italia possiede punti di forza riconosciuti a livello internazionale e che occorre rafforzare il sistema produttivo, consolidare la credibilità della finanza pubblica e mantenere la capacità di sostegno a famiglie e imprese. Precisa inoltre che obiettivi di deficit non sono mai stati impostati con l’intenzione di uscire dalla procedura.
La Banca d’Italia mette in guardia sulla forte incertezza economica e sulla necessità di monitorare con attenzione la spesa pubblica, raccomandando interventi energetici mirati e di durata limitata. L’Ufficio parlamentare di bilancio suggerisce aiuti specifici per le famiglie a basso reddito piuttosto che misure estese, e prevede dati leggermente più prudenziali rispetto a quelli del governo, evidenziando criticità nella spesa netta. Secondo l’Istat, i primi mesi dell’anno mostrano una dinamica meno positiva e l’inflazione, legata alla guerra, mette a rischio il potere d’acquisto delle famiglie. L’Istat precisa inoltre che solo un valore del deficit al 2,94% avrebbe permesso l’uscita dalla procedura d’infrazione, secondo l’interpretazione di Bruxelles.
La Corte dei Conti attribuisce l’aumento del deficit principalmente alla bassa crescita economica piuttosto che alle misure fiscali come il Superbonus. Indica la necessità di definire con rigore le priorità di spesa e di mantenere il controllo sui conti pubblici. Il Cnel segnala che la guerra potrebbe comportare una stagnazione della crescita per circa sei mesi e rischia di incidere sui salari.
