La missione Artemis II ha segnato il ritorno dell’uomo verso la Luna dopo 54 anni di assenza. Quattro astronauti – il comandante della Nasa Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, Christina Koch della Nasa e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese (Csa) – sono a bordo della navetta Orion, partita dal Kennedy Space Center il 2 aprile, dopo un lieve ritardo di dieci minuti per problemi tecnici risolti rapidamente. La navetta, separata dallo stadio superiore del lanciatore Space Launch System, sta viaggiando autonomamente con il supporto del Modulo di Servizio Europeo (Esm), realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea con il contributo dell’industria italiana.
Durante il viaggio, gli astronauti hanno condotto i primi test sui sistemi della navetta per garantire la sicurezza delle operazioni verso la Luna. Jeremy Hansen ha riferito dell’entusiasmo dell’equipaggio nell’ammirare la Terra vista dallo spazio, illuminata dalla Luna. Christina Koch ha raccontato di aver riparato la toilette di bordo, sottolineando l’importanza di questo elemento per la vita quotidiana sull’Orion.
La missione Artemis II è principalmente un test di tutti i sistemi in vista delle future missioni di allunaggio, con l’obiettivo di costruire una base lunare che servirà da trampolino per le missioni su Marte, come indicato dall’amministratore della Nasa Jared Isaacman. Per la prima volta dal 1972, astronauti si avvicineranno di nuovo all’orbita lunare, percorrendo una singola orbita prima di fare ritorno sulla Terra, passando anche dal lato nascosto della Luna.
Artemis II ha anche un alto valore simbolico e rappresenta diversi primati: è la prima missione lunare con a bordo un astronauta di colore, una donna e un non americano. Inoltre, la navetta trasporta una memory card con i nomi di oltre 6,5 milioni di persone che hanno aderito all’iniziativa ‘Manda il tuo nome con Artemis’. La componente europea è rilevante, con il Modulo di Servizio che gestisce propulsione, aria, acqua e l’alimentazione elettrica tramite pannelli solari, frutto della collaborazione di 13 paesi, inclusa l’Italia. Tutte le operazioni avvengono in coordinamento con i centri di controllo della Nasa a Houston e dell’Esa nei Paesi Bassi.
