Una revisione di 54 studi controllati condotti dall’Università di Sydney ha analizzato l’efficacia dei cannabinoidi medicinali nel trattamento di disturbi mentali e dipendenze. I risultati, pubblicati su The Lancet Psychiatry, hanno coinvolto 2.477 partecipanti, in maggioranza uomini di età media 33 anni. Dall’analisi emerge che l’uso di preparati a base di cannabis è raramente giustificato nella gestione di disturbi come depressione, ansia e PTSD, poiché non esiste evidenza che sia efficace in questi casi. Inoltre, si rileva che il rischio di effetti collaterali avversi è superiore del 75% rispetto ai gruppi di controllo.

Pochi dati suggeriscono un possibile beneficio per disturbi come insonnia, l’uso problematico di cannabis stessa, la sindrome di Tourette e alcuni tratti autistici, ma tali evidenze sono considerate di bassa qualità. Non sono invece emersi vantaggi significativi nell’uso dei cannabinoidi per altri disturbi come ansia, psicosi, uso di oppiacei o anoressia nervosa. Mancano inoltre dati sufficienti per valutare l’impatto su ADHD, disturbo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo o tabagismo.

Secondo Jack Wilson, autore principale dello studio, queste scoperte pongono dubbi sull’approvazione della cannabis medica per depressione, ansia e PTSD, sottolineando anche la possibilità di peggioramento dei risultati in salute mentale, come maggiore rischio di sintomi psicotici o lo sviluppo di dipendenza da cannabis, oltre a ritardare l’accesso a terapie più validate.

Gli studiosi riconoscono tuttavia alcuni utilizzi comprovati della cannabis medica, come la riduzione delle crisi epilettiche, dei sintomi della sclerosi multipla e di alcuni tipi di dolore.

Esperti intervistati ricordano che i precedenti studi vantavano campioni più piccoli e periodi di osservazione limitati, spesso basati su dati auto-riportati o cannabinoidi sintetici a basso tenore di THC, non paragonabili ai prodotti attualmente in uso. Si invita quindi cautela nell’autogestione della salute mentale con cannabis, poiché potrebbe rinviare cure con efficacia dimostrata. Particolare attenzione è consigliata a chi ha una storia personale o familiare di psicosi. Gli specialisti suggeriscono a chi utilizza cannabis di monitorare eventuali cambiamenti in umore, motivazione, sonno, ansia e capacità di concentrazione, e di rivolgersi a professionisti se compaiono segnali negativi.

Nella revisione è stato rilevato che quasi la metà degli studi esaminati presentava rischio di bias, per difetti nella progettazione o nella presentazione dei risultati. Inoltre, la varietà di prodotti, dosaggi e gruppi di pazienti rende difficile trarre conclusioni univoche. Secondo gli esperti, l’uso diffuso della cannabis medica per motivi psichici è da considerarsi prematuro senza solide conferme scientifiche.