!Cantieri ovunque. Diritti da nessuna parte.

Pantelleria oggi è un enorme cantiere a cielo aperto.

Scaviamo strade, inauguriamo lavori, sopportiamo deviazioni, polvere e disagi. Ci viene ripetuto che tutto questo serve a costruire un’isola migliore.

Benissimo.

Ma c’è una domanda che ogni pantesco dovrebbe porsi.

Migliore per chi?

Perché mentre si investono milioni nelle infrastrutture, il diritto più elementare di un isolano continua a essere negato: quello di poter entrare e uscire dalla propria isola con dignità.

I voli della continuità territoriale, quelli che dovrebbero garantire il diritto alla mobilità dei residenti, sono sempre più spesso introvabili. Vai sul sito, cerchi un posto, e trovi il volo esaurito.

Poi accade il miracolo.

Il giorno prima della partenza ricompaiono improvvisamente diversi posti.

È una situazione che si ripete troppo spesso per essere una coincidenza.

Se quei posti vengono bloccati da operatori turistici o da intermediari che poi li liberano solo all’ultimo momento, allora bisogna intervenire subito. Chi prenota decine di posti e poi li restituisce senza conseguenze danneggia gravemente residenti, lavoratori, studenti, pazienti e imprese.

Se questo accade, servono penali severe.

Perché la continuità territoriale non può trasformarsi in un gigantesco “forse trovi posto domani”.

Un’isola non può vivere nell’improvvisazione.

Io sono un cittadino pantesco.

E sono anche un pilota.

Possiedo un piccolo ultraleggero.

Qualcuno penserà: “beato lui, roba da ricchi”.

No.

Il mio aereo costa meno di moltissime barche che vediamo ogni giorno nei cantieri navali dell’isola. Consuma appena undici litri di benzina all’ora, meno di tantissime imbarcazioni, e inquina infinitamente meno.

Non è un lusso. È una passione.

Una passione costruita con anni di studio, sacrifici, brevetti e investimenti.

Eppure nemmeno io posso raggiungere liberamente Pantelleria con il mio aereo.

Perché?

Perché l’aeroporto non ha un hangar civile e dispone di appena quattro (4) piazzole dedicate all’aviazione generale e, quando servono, spesso sono occupate. Le richieste di atterraggio e sosta vengono respinte per indisponibilità di parcheggio.

E allora una domanda è inevitabile.

Com’è possibile che in un aeroporto con oltre centotrenta ettari di sedime, due piste di volo e spazi enormi, un cittadino non possa arrivare con il proprio piccolo aereo?

Io vedo hangar immensi. Vuoti. 

Piazzali giganteschi. Vuoti.

Ampi spazi, lottizzati tra enti, spesso inutilizzati.

Eppure ai cittadini viene risposto: “non c’è posto”.

È una situazione che merita spiegazioni.

Nessuno pretende privilegi.

Chiediamo soltanto che una struttura pubblica venga utilizzata nell’interesse della comunità.

Pantelleria non ha bisogno soltanto di nuovi cantieri.

Ha bisogno di collegamenti affidabili.

Ha bisogno di continuità territoriale vera.

Negli ultimi anni ci siamo giustamente impegnati per aumentare i voli diretti nella stagione estiva. È una scelta condivisibile: più collegamenti significano più turismo, più economia, più opportunità per l’isola.

Ma c’è una domanda che nessuno sembra avere il coraggio di fare.

E i voli che dovrebbero garantire i diritti dei panteschi?

Quelli della continuità territoriale.

Quelli che permettono a un lavoratore di raggiungere il continente.

A uno studente di tornare a casa.

A un imprenditore di programmare un viaggio.

A una famiglia di assistere un parente.

A un malato di raggiungere un ospedale.

Perché questa è la realtà che troppo spesso fingiamo di non vedere.

Pantelleria è un’isola meravigliosa, ma è anche un territorio dove la sanità viene progressivamente ridimensionata. Il nostro ospedale svolge un lavoro prezioso grazie ai suoi professionisti, ma sempre più spesso è costretto a limitare i servizi. Da tempo non nascono più bambini a Pantelleria. Per molte visite, esami o interventi specialistici siamo costretti a partire.

E quando partire diventa un’impresa, il disagio non è più soltanto logistico.

Diventa una limitazione di un diritto fondamentale.

Per questo il diritto alla mobilità non può essere considerato un favore.

È un servizio essenziale.

È sanità, lavoro, scuola, libertà.

Per questo credo che sia arrivato il momento di cambiare approccio.

Le mie proposte sono semplici.

  • Rendere finalmente trasparente il sistema di prenotazione dei voli in continuità territoriale, verificando se esistono blocchi di posti che penalizzano i residenti.
  • Introdurre, se necessario, penali per chi prenota posti senza utilizzarli, impedendo ai panteschi di viaggiare.
  • Aprire un confronto permanente tra Comune, ENAC, compagnie aeree e rappresentanti dei residenti per monitorare ogni criticità.
  • Chiedere l’aumento degli spazi dedicati all’aviazione generale, perché un aeroporto di queste dimensioni non può continuare a respingere cittadini e piloti per mancanza di parcheggi.
  • Fare della continuità territoriale una priorità politica assoluta, al pari della sanità e dell’acqua.

Perché i turisti sono una ricchezza.

Ma i panteschi sono la ragione per cui Pantelleria esiste.

E una comunità che non riesce nemmeno a garantire ai propri cittadini il diritto di entrare e uscire dalla propria isola è una comunità che deve avere il coraggio di cambiare.

I cantieri (e i soldi facili del PNRR) finiranno. I diritti dei panteschi devono restare.

 Il direttore. 

 

Aurelio Mustacciuoli