Due carabinieri italiani in servizio presso il Consolato Generale di Gerusalemme sono stati minacciati da un uomo armato mentre svolgevano una ricognizione nei pressi di Ramallah. I militari, identificabili tramite passaporti, tesserini e auto con targa diplomatica, sono stati costretti a inginocchiarsi sotto la minaccia di un fucile e interrogati sul posto. L’aggressore, in abiti civili, ha poi messo i carabinieri in contatto telefonico con una persona non identificata che li ha informati di trovarsi in un’area militare e ordinato di lasciare la zona. Tuttavia, una verifica con il comando militare israeliano (Cogat) ha confermato che in quel punto non esisteva alcuna area militare.

Roma ha reagito con fermezza: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno concordato la convocazione dell’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled. Il rappresentante israeliano ha espresso dispiacere per l’accaduto, mentre il governo di Israele ha annunciato indagini.

L’episodio segue un’aggressione avvenuta due mesi fa vicino a Gerico, dove tre attivisti italiani e una canadese erano stati derubati e picchiati da uomini mascherati, che avevano chiesto loro di lasciare la Cisgiordania. Anche in quell’occasione il ministro Tajani aveva espresso una dura condanna, chiedendo a Israele di fermare le violenze dei coloni.

Secondo recenti segnalazioni, le aggressioni dei coloni israeliani ai danni di palestinesi e internazionali sono aumentate dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, in un contesto che vede la crescita degli insediamenti nella West Bank. L’ONU e vari governi europei hanno ripetutamente espresso preoccupazione per l’escalation. Tajani ha chiesto chiarimenti e ribadito la protesta dell’Italia anche presso le autorità di sicurezza israeliane. L’opposizione parlamentare italiana ha condiviso la richiesta di una risposta forte da parte del governo.