Due ricerche pubblicate su Nature Medicine dimostrano che la tecnologia dei chip impiantabili e delle interfacce cervello-computer sta facendo importanti progressi. Un primo studio, condotto dall’Università della California a Davis, ha sperimentato un’interfaccia cervello-computer su una persona colpita da Sclerosi laterale amiotrofica, che ha potuto utilizzarla a casa per due anni nonostante gravi difficoltà motorie e nella parola. Sebbene il test sia stato effettuato su un solo paziente, rappresenta un significativo passo avanti verso l’utilizzo domestico di questi dispositivi.

La seconda ricerca, portata avanti dal Politecnico e dall’Ospedale Universitario di Losanna, riguarda un chip in combinazione con l’Intelligenza Artificiale, impiantato in 40 persone affette da Parkinson. Il sistema interpreta in tempo reale i movimenti che il paziente vuole compiere e regola di conseguenza la stimolazione elettrica, rendendo la terapia più adattiva e efficace.

Secondo Luca Berdondini dell’Istituto Italiano di Tecnologia, il progresso delle neurotecnologie in Europa è notevole, ma persistono ostacoli soprattutto normativi e di trasferimento dalla ricerca all’applicazione clinica. Negli Stati Uniti e in Cina si registrano avanzamenti più rapidi, e serve una reazione veloce dell’Europa per non perdere terreno. L’arrivo di aziende come Neuralink ha dato un’accelerata al settore, stimolando ulteriormente lo sviluppo di queste tecnologie.