Alla vigilia dell’apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, l’istituzione è scossa dalle dimissioni della Giuria Internazionale, composte da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. La loro decisione segue l’arrivo degli ispettori del ministero della Cultura, guidati da Alessandro Giuli, e si somma alle polemiche sull’esclusione iniziale dai premi per le partecipazioni di Russia e Israele, entrambe poi reintegrate nel concorso.

In risposta alla crisi, la Biennale ha istituito due nuovi “Leoni dei Visitatori”, premi assegnati tramite voto dei visitatori che avranno un biglietto valido per entrambe le sedi della mostra, dal 9 maggio al 22 novembre. Questi riconoscimenti andranno al miglior partecipante e alla migliore Partecipazione Nazionale, comprendendo tutte le nazioni presenti, compresa Russia e Israele. La cerimonia ufficiale di premiazione dei Leoni d’Oro è stata spostata al 22 novembre, in chiusura dell’esposizione.

Dal mondo politico arrivano diverse reazioni: il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadisce che la Biennale è autonoma e che non condivide la decisione sulla Russia, mentre il ministro della Cultura sottolinea che non vi è intenzione di commissariare l’ente. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, accoglie positivamente l’introduzione di una giuria popolare.

Tra gli artisti, lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru esprime soddisfazione per la riammissione, rivendicando l’importanza di una valutazione equa indipendentemente dal passaporto. Sul fronte politico, il senatore Claudio Borghi (Lega) annuncia la sua presenza all’evento, mentre il senatore Filippo Sensi (PD) chiede la chiusura del padiglione ritenuto motivo di vergogna. Il PD parla di crisi istituzionale e culturale senza precedenti; il deputato M5S Gaetano Amato definisce la situazione “caos indegno” e “figuraccia internazionale”.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar si congratula con la giuria dimissionaria, sostenendo che non debbano esserci boicottaggi e antisemitismo nel mondo culturale, e afferma che la decisione finale ora spetta al pubblico.