L’economia americana è fortemente dipendente dalla Cina, una situazione considerata rischiosa sia dal punto di vista economico che della sicurezza nazionale. Aziende statunitensi hanno esternalizzato produzioni vitali a un paese considerato concorrente strategico, trasferendo competenze, tecnologie e quote di mercato. In particolare, la Cina controlla una quota significativa dei materiali critici come le terre rare (circa il 70% dell’estrazione mondiale e il 90% della lavorazione) fondamentali per settori chiave quali difesa, elettronica, farmaceutica e trasporti. Anche il settore farmaceutico americano dipende per il 60-70% dalla Cina per ingredienti attivi e precursori, con gran parte del resto proveniente dall’India, la quale a sua volta si affida a forniture cinesi. Questo livello di dipendenza espone gli Stati Uniti a possibili crisi in caso di interruzioni improvvise dovute a guerre, embarghi o pressioni economiche, con rischi immediati per l’approvvigionamento di beni essenziali e il funzionamento del sistema sanitario e delle forze armate. Non si tratta di rischi teorici: la Cina in passato ha imposto embarghi e restrizioni su materiali strategici durante dispute diplomatiche, come nel caso dell’embargo sulle terre rare contro il Giappone nel 2010. Nonostante molti siano consapevoli della vulnerabilità, si è fatto poco per affrontarla. Una petizione presentata alla Securities and Exchange Commission (SEC) chiede ora che le società quotate in borsa debbano informare con chiarezza gli investitori sui rischi derivanti dalla dipendenza dalle catene di fornitura cinesi. Attualmente, le informazioni fornite sono considerate vaghe e insufficienti, impedendo agli investitori di valutare correttamente i rischi nei loro portafogli e rendendo più difficile per i policymaker pianificare strategie di risposta. La SEC dispone già dell’autorità necessaria per richiedere agli operatori una maggiore trasparenza sulle dipendenze geografiche e sui possibili impatti legati a shock provenienti dalla Cina, superando generiche dichiarazioni sulle ‘tensioni geopolitiche’. Secondo i promotori della petizione, fornire dati accurati sulla reale esposizione aziendale è essenziale affinché il mercato possa funzionare in modo efficiente e per tutelare gli investitori di fronte a una delle maggiori vulnerabilità strategiche degli Stati Uniti.