Durante la cerimonia del Premio Carlo Magno, Mario Draghi ha sottolineato la necessità per l’Europa di rivedere le sue dipendenze strategiche, in un contesto globale in cui le alleanze sono cambiate e la sicurezza garantita dagli Stati Uniti non è più scontata. Draghi ha evidenziato che anche la Cina non rappresenta una valida alternativa come punto di riferimento e che il partner americano è oggi più conflittuale e imprevedibile. Ha descritto il tentativo europeo di cercare il compromesso come inefficace, suggerendo che sia necessario un atteggiamento più deciso per ripristinare un rapporto di parità nella partnership transatlantica.

L’ex premier ha suggerito due strade per rafforzare la difesa europea: la creazione di coalizioni ristrette tra Paesi con percezioni di minaccia simili e l’attuazione concreta della clausola di difesa reciproca dell’UE (art. 42, par. 7). Ha spiegato che una maggiore autonomia in campo difensivo migliorerebbe anche le relazioni con la NATO e con gli Stati Uniti, rendendo l’Europa un alleato più affidabile e maturo. Draghi ha sottolineato la necessità di investire nella base industriale e tecnologica europea, lamentando che la ricerca nel settore della difesa europea sia solo un decimo di quella americana e che la mancata cooperazione comporti sprechi economici significativi.

Ha citato la decisione della Germania di aumentare fortemente la spesa per la difesa come esempio del cambiamento in atto. Draghi ha anche riconosciuto che l’azione congiunta dei 27 membri UE spesso si rivela inadeguata e propone un “federalismo pragmatico”, in cui Paesi disposti ad agire possano cooperare in modo più stretto con strumenti concreti e con il supporto esplicito dei propri cittadini. Draghi ha portato l’esempio dell’euro come modello di successo nato dalla volontà condivisa di superare le crisi tramite maggiore integrazione.

Sull’economia, Draghi ha ammonito sull’efficacia limitata della sola liberalizzazione degli scambi e sottolineato la necessità di affrontare questioni interne come le rendite di posizione che ostacolano la piena integrazione del mercato unico e la frammentazione dei mercati energetici. Ha sostenuto che la politica industriale deve orientare investimenti verso settori strategici e che il progetto “Made in Europe” dovrebbe essere visto come leva per rafforzare l’economia e ridurre la vulnerabilità internazionale.

Nel corso della cerimonia, Friedrich Merz ha lodato l’analisi di Draghi sulla situazione europea e il suo invito ad adottare strategie ambiziose, riconoscendo la tradizione italiana di guidare il percorso dell’Unione e il valore della cooperazione europea oltre i confini nazionali.