Alla Camera non è passato, per un solo voto, l’emendamento sulle preferenze elettorali sostenuto da Giorgia Meloni, che aveva chiesto di votare alla luce del sole rinunciando al voto segreto. L’esito a sorpresa ha visto la maggioranza perdere almeno una trentina di voti secondo le stime informali, dando così il via a una ricerca interna dei ‘franchi tiratori’, mentre le opposizioni festeggiano e sollecitano le dimissioni del governo. La giornata si è conclusa tra i festeggiamenti delle opposizioni, che hanno anche ‘occupato’ l’Aula chiedendo la sospensione dei lavori in seguito alla divulgazione di video girati da alcuni deputati mentre votavano in segreto. Sono state inoltre segnalate tensioni per presunti commenti offensivi da parte di un deputato di Futuro Nazionale.
Meloni ha commentato amaramente sottolineando il tentativo di reintrodurre le preferenze dopo oltre trent’anni e ha riconosciuto l’assenza di parte della maggioranza nel voto, osservando che l’opposizione gioisce per aver impedito ai cittadini di scegliere i propri parlamentari. Ignazio La Russa ha ricordato che si avrà una seconda possibilità al Senato, dove sul tema non è previsto il voto segreto, aprendo la porta a possibili modifiche.
Il centrodestra, dopo iniziali incertezze di Lega e Forza Italia, aveva infine sostenuto la proposta di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc che prevedeva capilista bloccati e fino a tre preferenze, mossa accolta favorevolmente dal governo. Tuttavia, la mediazione offerta aveva suscitato critiche, in particolare per la questione della rappresentanza di genere, giudicata ‘compromesso farsa’ dalla segretaria Pd Elly Schlein. Nella votazione finale il risultato è stato di 188 contrari e 187 favorevoli, con alcuni voti di maggioranza mancanti e segnalazioni di divisioni interne al centrodestra.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ha assicurato che la riforma proseguirà e ha attribuito l’insuccesso a un ‘incidente di percorso’ piuttosto che a un vero dissenso organizzato. Analoghe posizioni sono state espresse da Antonio Tajani e dal ministro Francesco Lollobrigida, che hanno affermato la volontà di andare avanti nel percorso legislativo.
La votazione si è svolta in un clima di forte tensione, con urla, assembramenti e richieste di sospensione dei lavori per irregolarità durante il voto. Il presidente di turno della Camera, Giorgio Mulè, ha dovuto ripetutamente richiamare all’ordine e ha infine sospeso la seduta.
