L’EDITORIALE DEL DIRETTORE

 

Ieri abbiamo raccontato la magia.

Oggi, purtroppo, dobbiamo raccontare il resto.

Abbiamo volutamente deciso di non farlo nell’editoriale dedicato allo straordinario concerto di Răzvan e Andreea Stoica al Giardino della Luna. Non volevamo sporcare il racconto di una serata bellissima con una vicenda che con la musica, la solidarietà e la cultura aveva ben poco a che fare.

Ma ilpantesco.it ha anche il dovere di raccontare ciò che accade. E soprattutto di fare domande.

Durante il concerto sono intervenuti i Carabinieri per una contestazione relativa alla documentazione amministrativa dell’evento, a seguito di una segnalazione che, secondo quanto ci è stato riferito, sarebbe partita dall’Amministrazione comunale.

Se così è — e su questo naturalmente siamo disponibili a pubblicare integralmente qualsiasi precisazione del Comune — siamo davanti a una vicenda che riteniamo semplicemente inaccettabile.

Non perché gli eventi non debbano rispettare le regole.

Devono rispettarle. Sempre.

E le Forze dell’Ordine, quando ricevono una segnalazione, fanno semplicemente il proprio dovere. A loro, dunque, non può essere rivolta alcuna critica.

Il problema è un altro.

Parliamo di un concerto patrocinato dallo stesso Comune di Pantelleria, per il quale, secondo quanto riferito dagli organizzatori, era stata prodotta la documentazione richiesta.

La contestazione riguarderebbe un documento dei tanti richiesti (il piano di sicurezza) che sarebbe stato regolarmente trasmesso al 118 via PEC, ma non attraverso la nuova procedura telematica prevista dall’apposito portale.

PEC invece di portale.

E per questo, mentre uno dei più importanti violinisti della scena internazionale suonava gratuitamente per raccogliere fondi destinati alla ricerca sulla fibrosi cistica, al Giardino della Luna sono dovuti arrivare i Carabinieri.

A questo punto una domanda non è polemica.

È inevitabile.

Per fare cosa?

Interrompere il concerto?

Fermare Răzvan Stoica mentre suonava uno Stradivari del 1729 davanti a centinaia di persone in assoluto silenzio?

Mandare a casa un pubblico raccolto in una proprietà privata, dotata persino di parcheggio, durante un evento gratuito, di beneficenza, della durata di poco più di un’ora?

Sarebbe stata questa la grande vittoria della legalità pantesca?

Per fortuna il buon senso, almeno l’altra sera, sembra essere stato più veloce della burocrazia e il concerto è proseguito.

Ma rimane una domanda molto più seria.

Quale idea di cultura ha questa Amministrazione?

Pantelleria passa l’estate tra eventi, feste, musica amplificata e manifestazioni di ogni genere. Ed è giusto che sia così: un’isola turistica deve essere viva.

Ma proprio per questo appare ancora più incomprensibile che tanta solerzia amministrativa abbia finito per manifestarsi durante una delle serate probabilmente più prestigiose dell’intera stagione culturale pantesca.

Un concerto di musica classica.

Gratuito.

Di beneficenza.

Con artisti internazionali che hanno rinunciato al proprio compenso.

Davanti a un pubblico numerosissimo e composto.

In una location privata.

Con il patrocinio del Comune.

A volte basta mettere i fatti uno sotto l’altro per rendere superfluo qualsiasi commento.

C’è poi un’altra assenza che ieri sera faceva rumore quasi quanto il meraviglioso silenzio del pubblico.

Quella delle istituzioni comunali.

In una serata che portava a Pantelleria due artisti di questo livello e che raccoglieva fondi per la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, ci saremmo aspettati di vedere almeno un rappresentante dell’Amministrazione.

Non per fare passerella.

Per rappresentare Pantelleria.

Per dire grazie.

Perché anche questo significa amministrare un’isola: esserci quando qualcuno le regala qualcosa di bello.

Invece, per quanto abbiamo potuto constatare, l’Amministrazione non c’era.

I Carabinieri sì.

È una sintesi forse crudele.

Ma non l’abbiamo scritta noi: l’ha scritta la serata.

E sia chiaro ancora una volta: il problema non sono i Carabinieri, che hanno svolto con correttezza il loro compito e la cui posizione, anzi, non possiamo che comprendere. Il problema è mettere le Forze dell’Ordine nella condizione di dover intervenire durante una manifestazione di questo genere per una questione che, se davvero consisteva nelle modalità telematiche di trasmissione di un documento, avrebbe dovuto e potuto trovare ben altra gestione amministrativa.

Le regole servono alla comunità.

La burocrazia serve a farle funzionare.

Quando invece la procedura diventa più importante dello scopo per cui la procedura esiste, non siamo più davanti all’efficienza amministrativa.

Siamo davanti alla sua caricatura.

E c’è un ultimo punto.

Se dietro questa vicenda esistono ragioni, documenti o circostanze che non conosciamo, IlPantesco invita formalmente l’Amministrazione comunale a renderli pubblici.

Spieghi quale irregolarità sia stata contestata.

Spieghi quale pericolo rendesse necessario intervenire proprio durante il concerto.

Spieghi perché un evento patrocinato dal Comune sia arrivato alla sera della sua realizzazione con una situazione amministrativa tale da richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine.

Saremo felici di pubblicare la risposta integralmente.

Perché questa non deve diventare una questione personale.

Non lo è.

È una questione molto più importante: che rapporto vogliamo che esista tra le istituzioni e chi prova a produrre cultura a Pantelleria?

Chi porta sull’isola gratuitamente artisti di livello internazionale dovrebbe trovare un’Amministrazione esigente sulle regole, certamente, ma anche capace di accompagnare, facilitare, dialogare e risolvere.

Non un avversario.

Ieri sera Pantelleria ha mostrato due volti.

Quello di centinaia di persone raccolte in religioso silenzio ad ascoltare uno Stradivari sotto la luna.

E quello di una burocrazia che, davanti a tutto questo, sembra essersi accorta soprattutto che un documento era arrivato dalla porta digitale sbagliata.

Noi sappiamo quale dei due volti vorremmo rappresentasse la nostra isola.

E crediamo sia arrivato il momento di dirlo senza abbassare la voce.

Aurelio Mustacciuoli