Il Consiglio comunale di Solarino ha dichiarato il dissesto finanziario il 8 gennaio 2026, aprendo una nuova fase amministrativa dopo aver registrato un disavanzo superiore a 15 milioni di euro. La decisione rinnova una dinamica storica di fragilità economica che accompagna la comunità fin dalle sue origini.
La decisione del consiglio comunale
La dichiarazione di dissesto finanziario è avvenuta durante una seduta del Consiglio comunale l’8 gennaio 2026. Il provvedimento è stato approvato da otto consiglieri della maggioranza che sostiene il sindaco Tiziano Spada, con tre astensioni da parte dell’opposizione. Tale scelta è giunta dopo la rilevazione, nel consuntivo 2024, di uno squilibrio di bilancio superiore a 15 milioni di euro e il riconoscimento di “squilibri strutturali” che impedivano la normale gestione amministrativa. Il Collegio dei revisori dei conti aveva già indicato il dissesto come la soluzione più idonea per affrontare l’entità del debito.
Le conseguenze e la nuova fase amministrativa
A seguito del dissesto sarà nominato un Organo Straordinario di Liquidazione (OSL), composto da tre professionisti con il compito di verificare i creditori, gestire il debito e affrontare i rapporti con i fornitori. Secondo il presidente del Collegio dei revisori, il Comune continuerà a garantire i servizi essenziali alla cittadinanza e la dichiarazione di dissesto non equivale a un fallimento dell’ente. Il sindaco Tiziano Spada, in carica da giugno 2025, ha parlato di una “ripartenza da zero” per Solarino e ha invitato a una collaborazione collettiva nella nuova fase.
Un debito che affonda le radici nella storia
Secondo la ricostruzione storica, le difficoltà economiche di Solarino non sono nuove. Fin dalla sua fondazione nel XVIII secolo, la comunità fu costruita tramite finanziamenti straordinari e prestiti concessi anche da enti religiosi. L’indipendenza politica del Settecento fu possibile solo attraverso una condizione di debolezza finanziaria cronica. Oggi, il peso del risanamento coinvolge non più solo i fondatori o le istituzioni religiose, ma tutta la comunità locale.
