Secondo l’analisi dell’Inps presentata oggi, tra il 2014 e il 2024 le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute nominalmente del 14,7%, mentre quelle dei dipendenti pubblici dell’11,7%, entrambe a un ritmo inferiore rispetto all’inflazione. Nel 2024 la retribuzione annuale media dei privati è stata di 24.486 euro, quella dei pubblici di 35.350 euro. Nello stesso periodo, considerando solo le retribuzioni previste dai contratti senza straordinari, il divario tra crescita dei salari e incremento dei prezzi è stato di oltre nove punti percentuali.

Nel settore privato permane una significativa disparità di genere: la retribuzione media annua delle donne è circa il 70% di quella degli uomini, pari nel 2024 a 19.833 euro contro quasi 28.000 euro per gli uomini. Tuttavia, dal 2014 al 2024 la retribuzione media femminile è aumentata del 17,5%, mentre quella maschile del 13,5%. Una parte di questo divario si spiega con il minor numero di giornate lavorative retribuite per le donne (240) rispetto agli uomini (251).

Negli ultimi due anni le retribuzioni reali sono cresciute anche grazie alla bassa inflazione e al ritardo nei rinnovi contrattuali. Gli incrementi salariali risultano legati anche alla produttività, che risente in Italia di fattori come la composizione settoriale e il basso livello di innovazione.

L’analisi sulle retribuzioni nette, grazie alle agevolazioni fiscali e contributive, evidenzia un recupero quasi completo del potere d’acquisto per i redditi medi e bassi, meno marcato per quelli elevati. I redditi medi e bassi, pur avendo avuto una crescita lorda inferiore all’inflazione, hanno beneficiato degli aiuti fiscali che hanno ridotto l’impatto del caro prezzi.

Il segretario della Cgil Maurizio Landini sottolinea la necessità di una contrattazione salariale più frequente, quasi annuale, per compensare l’inflazione e critica il drenaggio fiscale che causa una perdita di potere d’acquisto per lavoratori dipendenti e pensionati, affermando che la tassazione effettiva è più pesante di quanto dovrebbe e che eventuali aumenti lordi spesso si traducono solo in maggiori imposte anziché in un netto più elevato.