Shelly Kittleson, giornalista statunitense con collaborazioni per testate italiane e americane come Il Foglio, ANSA, BBC World, Politico e Foreign Policy, è stata rapita in pieno giorno nel centro di Baghdad. Il fatto mette in luce i pericoli presenti nella regione segnate dalla guerra americano-israeliana contro l’Iran. Il rapimento è avvenuto nei pressi del Palestine Hotel, luogo noto tra i corrispondenti esteri sin dai tempi della guerra del Golfo.

Secondo alcune ricostruzioni, un gruppo armato in abiti civili avrebbe costretto la reporter a salire su un veicolo, filmato da una telecamera locale. Dopo il sequestro, una delle auto dei rapitori si è ribaltata durante la fuga; un sospetto è stato arrestato dalle forze di sicurezza, che hanno sequestrato anche il mezzo. Il Ministero dell’Interno iracheno ha confermato l’avvio di operazioni per identificare i responsabili e ottenere il rilascio della giornalista. Tuttavia, nessun gruppo ha ufficialmente rivendicato il rapimento.

Shelly Kittleson, 49 anni, nata in Wisconsin, vive tra Roma e il Medio Oriente. È esperta di aree di conflitto, avendo seguito da vicino le guerre in Afghanistan, Iraq e Siria. La giornalista aveva pubblicato poche ore prima su Il Foglio un articolo sugli attacchi nel Kurdistan iracheno.

Secondo indiscrezioni, tra cui quella di Alex Plitsas, analista della CNN e amico della reporter, la giornalista potrebbe essere tenuta in ostaggio dal gruppo sciita Kataib Hezbollah, alleato dell’Iran e parte delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene. Fonti irachene precisano che «la posizione e le condizioni» della corrispondente restano sconosciute e che le indagini sono ancora in corso. In passato, gruppi simili sono stati responsabili di altri rapimenti nella regione. Il Ministero dell’Interno iracheno ha ribadito l’impegno delle autorità a garantire la sicurezza dei cittadini stranieri e a perseguire gli autori del reato.