Il governo spagnolo, guidato da Pedro Sanchez, ha approvato una regolarizzazione straordinaria per oltre mezzo milione di immigrati irregolari. Diversamente da altri governi europei che adottano misure restrittive, l’esecutivo spagnolo introduce questa sanatoria con l’obiettivo di rafforzare un modello migratorio basato su diritti umani, integrazione e coesione sociale. La ministra dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni, Elma Saiz, ha descritto la decisione come compatibile con la crescita economica del paese.
La misura, adottata tramite decreto per bypassare il Parlamento, riguarda gli stranieri presenti in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2025, senza precedenti penali, che potranno ottenere un permesso di soggiorno annuale valido per lavorare in tutti i settori e su tutto il territorio nazionale. Il provvedimento prevede da subito anche il ricongiungimento familiare per i figli minori. Le domande potranno essere presentate da aprile fino al 30 giugno.
In Spagna vivono oltre 7 milioni di stranieri su 49,4 milioni di abitanti, rappresentando il 16% dei contribuenti alla previdenza sociale. I migranti irregolari sarebbero circa 840mila, otto volte di più rispetto al 2017, in maggioranza provenienti dall’America Latina e di lingua spagnola. Durante il 2025, i flussi di nuovi arrivi irregolari sono diminuiti del 42% rispetto all’anno precedente, secondo il ministero dell’Interno.
Il governo collega questa iniziativa alla crescita del PIL, che nel 2025 si attesta al 2,9%, più del doppio della media europea, anche per il contributo dell’immigrazione. I dati dell’occupazione, record con oltre 22,4 milioni di lavoratori e disoccupazione sotto il 10% per la prima volta in 18 anni, rilevano un ruolo positivo della nuova forza lavoro nel sostenere il welfare e contrastare l’invecchiamento demografico.
La regolarizzazione si ispira a una proposta popolare del 2023, sostenuta da 700.000 firme tra cui quelle della Chiesa spagnola, in precedenza bloccata in Parlamento. La decisione ha però suscitato forti reazioni dall’opposizione: Vox ha accusato il governo di voler sostituire il popolo spagnolo e ha chiesto espulsioni di massa, mentre il leader del Partido Popular, Alberto Nunez Feijoo, ha definito la misura una strategia per distogliere l’attenzione da altre criticità nazionali.
