La proposta di legge elettorale presentata dalla maggioranza in Parlamento introduce diversi cambiamenti che potrebbero modificare le strategie di partiti e coalizioni. Tra le novità, si prevede che il nome del candidato premier della coalizione debba essere comunicato e depositato prima del voto, diversamente da quanto avviene ora con il Rosatellum che consente di indicarlo anche successivamente. Il centrodestra ha già individuato in Giorgia Meloni la propria candidata, mentre nel centrosinistra la questione resta aperta.
Il nuovo sistema abolisce i collegi uninominali e prevede un premio di 70 seggi per la coalizione vincente. A differenza di quanto avveniva con l’attuale legge, chi perde tra le coalizioni non eleggerà alcun rappresentante attraverso il premio.
Per la parte proporzionale, nei 49 collegi plurinominali ogni partito dovrà presentare liste bloccate di 5-6 candidati, senza la possibilità per l’elettore di esprimere preferenze. Saranno quindi determinanti le dinamiche interne ai partiti nel definire l’ordine delle liste.
Quanto alle pluricandidature, rimane l’obbligo di alternanza di genere, ma un candidato può essere inserito in diverse circoscrizioni. In passato, questo ha permesso ad alcuni candidati, eletti in più collegi, di favorire l’ingresso in Parlamento di altri candidati del partito.
La soglia di sbarramento resta fissata al 3% sia per i partiti all’interno delle coalizioni sia per quelli che si presentano da soli, incentivando la partecipazione autonoma di alcune forze politiche, anche se rimane il rischio del cosiddetto ‘voto utile’.
Infine, il meccanismo prevede il ballottaggio tra le prime due coalizioni nel caso nessuna superi il 40%, purché abbiano ottenuto almeno il 35%. Questa regola incentiva la formazione di coalizioni per aumentare le probabilità di successo.
