La Camera dei Deputati ha respinto con voto segreto l’emendamento proposto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc relativo alle preferenze e ai capilista bloccati. I voti favorevoli sono stati 187, i contrari 188. Dopo la bocciatura, dalle opposizioni si sono levate richieste di elezioni e dimissioni. Giuseppe Conte (M5S) ha definito il tentativo del governo e di Giorgia Meloni una presa in giro agli italiani invitando ad aprire la crisi di governo. Riccardo Magi (Più Europa) ha parlato di voto di sfiducia contro il governo Meloni. La presidenza della Camera aveva autorizzato il voto segreto su circa cento emendamenti e sugli articoli principali della legge elettorale.

Sul voto segreto si è consumato uno scontro: Premier Meloni si è detta favorevole alle preferenze ma contraria al voto segreto, invitando le opposizioni a votare in modo palese per assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Forza Italia e Lega avevano annunciato il proprio sostegno all’emendamento, precisando che la rappresentanza femminile nelle liste sarebbe stata comunque garantita. Antonio Tajani ha infatti assicurato attenzione alle donne e sottolineato la presenza femminile nei ruoli chiave del partito. Anche la Lega aveva deciso di sostenere l’emendamento, ritenendolo idoneo a coniugare governabilità e rappresentanza territoriale.

Roberto Vannacci (Futuro Nazionale) ha dichiarato, tramite video social, che il suo gruppo voterà l’emendamento pur auspicando il sistema delle ‘preferenze pure’. Ha criticato la presenza dei capilista bloccati e la permanenza del potere nelle mani delle segreterie di partito.

Il Partito Democratico, tramite Elly Schlein, ha confermato la volontà di chiedere il voto segreto su tutti gli emendamenti consentiti dal regolamento, definendo la riforma elettorale proposta dalla maggioranza “irricevibile” e costruita per timore della sconfitta elettorale. Schlein ha annunciato il voto contrario a tutti i provvedimenti della destra e il sostegno agli emendamenti soppressivi e alle proposte degli alleati mirate a superare le liste bloccate.

La presidenza della Camera ha dichiarato inammissibile l’emendamento della Lega sul terzo mandato per i governatori, considerandolo estraneo al testo della legge elettorale. È stato inoltre bocciato anche un subemendamento presentato da Luana Zanella (Avs) e sostenuto da Pd e M5S per garantire la parità di genere tra i capilista, con 207 contrari e 155 favorevoli.