In Italia aumenta l’età media della popolazione e cresce la richiesta di assistenza sanitaria, soprattutto tra gli over 70, che oggi rappresentano il 77% dei ricoverati in ospedale e presentano più di quattro patologie croniche contemporaneamente. I reparti di Medicina interna, deputati principalmente a queste cure, affrontano varie criticità: mancano un medico e un infermiere su cinque, la metà delle strutture è in overbooking e due terzi dei pazienti restano a lungo nei pronto soccorso nell’attesa di un posto letto.
Secondo un’indagine della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi), condotta su 269 dipartimenti di Medicina interna, la classificazione ufficiale di questi reparti come ‘a bassa intensità di cura’ non riflette la realtà, poiché oltre il 50% dei pazienti necessita di cure medio-alta intensità. Tale classificazione penalizza le risorse a disposizione: minore personale, meno letti e carenze tecnologiche.
L’indagine evidenzia inoltre che circa il 27% delle giornate di ricovero (oltre due milioni) potrebbe essere evitato con una migliore assistenza territoriale. Il 22% dei letti risulta occupato impropriamente da pazienti che restano in reparto più del dovuto, soprattutto per carenza di posti nelle cure intermedie (45,3%), servizi socio-assistenziali domiciliari insufficienti (27,5%) e difficoltà delle famiglie nella gestione dopo la dimissione (26,4%). Nell’organico dei reparti di Medicina interna manca in media il 20% dei medici e il 22% degli infermieri; in alcune strutture la carenza di personale supera il 30%.
Il tasso di occupazione dei letti raggiunge il 99% e quasi la metà delle strutture opera in regime di overbooking, superando il 100%. Queste difficoltà contribuiscono a permanenze prolungate nei pronto soccorso. Secondo il presidente Fadoi, Andrea Montagnani, la soluzione passa dalla riclassificazione dei reparti di Medicina interna come a medio-alta intensità di cura, per adeguare gli organici e garantire livelli di assistenza adeguati.
