Dopo una manifestazione pacifica per la morte di Abderrahim Fakir, Bologna è stata teatro di forti disordini in centro: vetrine infrante, auto e cassonetti incendiati, dehor distrutti e decine di biciclette elettriche danneggiate. Gli scontri si sono intensificati in piazza Roosevelt, vicino a Prefettura e Questura, quando la tensione con le forze dell’ordine è degenerata in cariche e lancio di oggetti, comportando l’uso di lacrimogeni e idranti da parte della polizia. Sessantaquattro agenti sono rimasti feriti, mentre tra i manifestanti risultano diversi contusi, tra cui un collaboratore dell’Espresso; un giovane è stato arrestato e poi rilasciato, altri rischiano la denuncia. Il danno economico solo per le biciclette si aggira intorno ai trentamila euro.
Sul fronte politico, la premier Giorgia Meloni ha condannato la violenza definendola “inaccettabile” e ha richiesto verità sulle cause della morte di Fakir durante un’operazione di Polizia al Pilastro, sottolineando però che nulla giustifica gli atti contro le forze dell’ordine. Il centrodestra, insieme ai sindacati delle forze di polizia, ha chiesto le dimissioni del sindaco Matteo Lepore, il quale ha respinto le accuse affermando che “solo la piazza pacifica rappresenta Bologna”, distinguendola dai disordini.
La segretaria del PD Elly Schlein ha ribadito la necessità che lo Stato faccia piena luce sulla vicenda, sottolineando il dovere istituzionale di accertare quanto accaduto e condannando ogni forma di violenza. Da segnalare anche l’intervento commosso della nipote di Fakir, che ha lanciato un appello alla non violenza e chiesto giustizia senza odio. Sul piano della sicurezza, secondo quanto trapela, il Viminale ha già predisposto tutti i dispositivi adeguati alla situazione critica attuale.
Meloni: ‘A Bologna violenza inaccettabile contro le forze dell’ordine’
