L’Italia propone di estendere a livello europeo il cosiddetto ‘modello Albania’, creando nuovi hub per il rimpatrio dei migranti in Paesi terzi considerati sicuri e finanziati con fondi UE. L’iniziativa, già suggerita dalla premier Giorgia Meloni, sarà presentata da Matteo Piantedosi durante il Consiglio straordinario dei ministri degli Interni dell’Unione, convocato dopo la crisi migratoria di Ceuta.
La lista provvisoria dei Paesi disponibili a ospitare questi centri comprende Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. In particolare, Uganda e Montenegro risultano di particolare interesse anche per Germania, Austria e Olanda. La questione dei finanziamenti resta ancora aperta.
L’Italia presenterà anche la richiesta di applicazione rigorosa del programma ‘Gsp+’, previsto dal gennaio 2027, che collega vantaggi sui dazi per i Paesi in via di sviluppo alla loro collaborazione nel riammettere i cittadini irregolari. Si punta inoltre a rendere operativo nei prossimi mesi il centro in Albania, come spiegato dal ministro Piantedosi, che ne auspica un pieno utilizzo entro fine anno, salvo ostacoli giudiziari.
Il progetto in Albania, inizialmente pensato per gestire fino a 36mila persone l’anno tramite procedure accelerate per l’asilo, ha finora funzionato solo come Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr), accogliendo alcune centinaia di migranti. A Gjader sono state predisposte tre strutture: un centro da 880 posti per richiedenti asilo, un Cpr da 144 posti e un penitenziario da 20 posti. A Schengjin è stato realizzato un hotspot per i migranti intercettati nel Mediterraneo centrale; tuttavia, i trattenimenti non sono stati convalidati dai giudici.
Nel frattempo, a seguito dei recenti eventi a Ceuta, il numero dei migranti rientrati in Marocco dopo gli arrivi in massa ha superato quota 73 mila, mentre il Papa ha espresso preoccupazione per la situazione nell’enclave spagnola, auspicando soluzioni di pace, stabilità e giustizia.
