Donald Trump ha deciso di sospendere un attacco militare pianificato contro l’Iran, dopo aver ascoltato le pressioni degli alleati del Golfo e di alcuni mediatori internazionali favorevoli alla diplomazia. Questi interlocutori, provenienti da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, ritengono possibile raggiungere un’intesa sullo Stretto di Hormuz e, in futuro, sulla denuclearizzazione, grazie a nuovi colloqui già previsti con Teheran.
Il presidente statunitense ha spiegato che l’azione militare sarebbe stata la più rilevante dalla Seconda Guerra Mondiale e avrebbe causato enormi distruzioni e numerose vittime. Ha sottolineato che lo scopo degli Stati Uniti rimane quello di giungere a un accordo, non di provocare un conflitto. Le consultazioni con i partner del Golfo hanno evidenziato che la preferenza generale è per la via negoziale, poiché un confronto armato potrebbe avere sviluppi incontrollabili.
Il blocco dell’operazione è avvenuto in un clima di timori per un’escalation regionale, con il principe saudita Mohammed bin Salman che ha invitato Trump a valutare la de-escalation e il Qatar che ha avanzato una proposta per la riapertura dello Stretto di Hormuz. L’Iran, da parte sua, si è detto disponibile a negoziare, pur mantenendo, almeno per il momento, la chiusura del canale. Tuttavia Teheran ha smentito di aver chiesto la sospensione dell’attacco americano o di aver trovato accordi sulla riapertura di Hormuz. Restano importanti divergenze relative alla gestione delle rotte marittime e ai costi di transito.
Secondo il portavoce iraniano Esmail Baghaei, la situazione dello Stretto non tornerà alla normalità prebellica e i colloqui in corso con l’Oman riguardano la definizione di una nuova rotta marittima, non la riapertura dello Stretto stesso.
Nel complesso, i paesi del Golfo manifestano crescente frustrazione verso l’approccio considerato incerto degli Stati Uniti, alternando minacce militari a passi indietro improvvisi. Temono che un conflitto con l’Iran possa causare gravi ricadute nei loro territori e sulle infrastrutture energetiche. Al tempo stesso, secondo fonti diplomatiche, l’Iran vede nelle difficoltà interne di Trump e nella sua percepita vulnerabilità un’opportunità di pressione, in particolare in vista delle elezioni di medio termine. Se la diplomazia dovesse fallire, secondo il Wall Street Journal, l’esercito iraniano sta considerando anche la possibilità di attacchi preventivi, pur in assenza di iniziative ostili americane.
Infine, viene sottolineato come la decisione di annullare attacchi contro l’Iran sia una pratica già adottata da Trump più volte negli ultimi mesi, tanto da essere stata soprannominata ‘Taco’ (‘Trump Always Chickens Out’).
