Un recente studio internazionale guidato dalla Harvard Medical School e presentato a Londra ha dimostrato che un semplice esame del sangue può prevedere il rischio di declino cognitivo negli adulti fino a dieci anni prima che appaiano i primi sintomi dell’Alzheimer. Il test rileva livelli elevati di una proteina biomarcatore chiamata p-tau217, che si accumula nel cervello ed è associata alla perdita di memoria.

La ricerca, pubblicata sul Journal of the American Medical Association, ha coinvolto circa 2.700 adulti cognitivamente sani con un’età media di 70 anni. I risultati mostrano che chi presenta livelli molto alti di p-tau217 ha il 78% di probabilità di sviluppare un deterioramento cognitivo entro dieci anni. Anche chi ha livelli solo moderatamente elevati presenta un rischio significativo del 45% nello stesso periodo.

Il test offre informazioni aggiuntive rispetto alle normali risonanze o ai test genetici. Secondo i ricercatori, questo esame potrebbe in futuro essere utilizzato per selezionare i pazienti per sperimentazioni di farmaci preventivi e per guidare decisioni su monitoraggio e trattamenti. Tuttavia, sottolineano che fattori come età, genetica, funzione renale e origini etniche possono influire sui livelli del biomarcatore e sul rischio di demenza.

Gli studiosi evidenziano inoltre la necessità di studi più estesi e diversificati per perfezionare queste stime di rischio. Secondo la Alzheimer’s Association, individuare persone a rischio nella fase precoce della malattia potrebbe cambiare radicalmente la diagnosi, il trattamento e la prevenzione della demenza.