Il contributo di Carole Bernardo sull’intitolazione dell’aeroporto di Pantelleria a Giorgio Armani ha aperto un dibattito necessario, riportando alla luce una ferita che non possiamo ignorare: quella degli espropri agricoli legati alla costruzione e all’ampliamento dell’aeroporto, che hanno cancellato intere contrade e spezzato comunità contadine. Una vicenda che resta impressa nella memoria di molte famiglie pantesche e che, inevitabilmente, si intreccia con l’identità profonda dell’isola.

La signora Bernardo pone una domanda centrale: chi ha dato di più a Pantelleria? Gli agricoltori eroici che ne hanno scolpito i terrazzamenti o uno stilista di fama mondiale? È un interrogativo che non possiamo liquidare con superficialità, perché tocca il cuore del rapporto tra memoria storica e simboli pubblici.

I sondaggi e la voce della comunità

Il sondaggio lanciato da Il Pantesco ha avuto il merito di stimolare un dibattito, evitando che decisioni così delicate calino dall’alto senza coinvolgere la cittadinanza. Finora i risultati mostrano una larga maggioranza di favorevoli all’intitolazione ad Armani (96%). È un segnale importante, che testimonia anche l’affetto e la riconoscenza verso chi ha scelto Pantelleria come luogo del cuore.

Tuttavia non possiamo ignorare che, ad oggi, il campione resta numericamente limitato (poche centinaia di voti) e non rappresentativo dell’intera popolazione. Se vogliamo che un atto simbolico di questa portata diventi davvero condiviso, occorre ampliare il processo partecipativo, coinvolgendo un numero molto più ampio di cittadini.

I vantaggi e i limiti dell’intitolazione ad Armani

Non ho personalmente nulla contro l’idea di intitolare l’aeroporto a Giorgio Armani e ho votato a favore. E’ evidente che un nome così prestigioso darebbe all’isola una visibilità internazionale immediata, rafforzandone l’immagine e forse anche la sua attrattività turistica.

Eppure resta un nodo che non possiamo sciogliere con leggerezza: l’aeroporto stesso è una ferita aperta. Legarlo al nome di Armani significherebbe sovrapporre a quella memoria un simbolo che, pur rispettabile e globalmente riconoscibile, non appartiene fino in fondo all’identità pantesca.

Una terza via: onorare Armani senza dimenticare le radici

Nel caso il processo partecipativo dovesse restare limitato, forse la via più giusta potrebbe essere quella di onorare Giorgio Armani con un progetto diverso, che rifletta davvero il suo legame con l’isola senza offuscare la memoria agricola e civile dei panteschi. Potrebbe essere:

  • una piazza, una statua o un centro culturale a lui intitolato,

  • un premio annuale “Armani per Pantelleria” che promuova arte, eleganza e sostenibilità,

  • o una dedicazione specifica legata a Gadir, luogo a lui più caro.

In parallelo, Pantelleria potrebbe finalmente riconoscere e raccontare la storia dei suoi “agricoltori eroici”, coloro che hanno plasmato la storia e la terra pantesca.

Solo così potremo dire che l’isola apre al mondo con il nome di un grande italiano come Giorgio Armani, ma senza dimenticare chi, con fatica e lacrime, ha costruito l’identità che ancora oggi ci definisce.