Il Tribunale civile di Bologna ha stabilito che non garantire a un bambino disabile la partecipazione alle uscite in piscina con gli altri compagni del centro estivo costituisce “attività discriminatoria indiretta”. Il caso riguarda l’Unione Reno Galliera, che raccoglie otto Comuni del bolognese, che non aveva fornito un adeguato numero di ore di sostegno educativo richiesto dalla famiglia: a fronte di 190 ore totali, ne sono state concesse soltanto 80, concentrate dal lunedì al giovedì, escludendo il venerdì, giorno di gite o piscina. Di conseguenza, il bambino non ha potuto partecipare a queste attività ricreative per tutta l’estate. I genitori, rappresentati dall’avvocata Laura Andrao, si sono rivolti alla magistratura. La giudice Carolina Gentili ha affermato che la discriminazione può verificarsi anche quando, pur non escludendo formalmente dal servizio, le modalità organizzative limitano la piena fruizione rispetto agli altri utenti. Non sono stati riconosciuti danni patrimoniali o morali per via dell’ordinanza urgente emessa già la scorsa estate, che aveva ordinato di eliminare la discriminazione.
Piscina vietata al bimbo disabile, i genitori vincono la causa
