Le basi militari statunitensi in Italia sono destinate principalmente a operazioni logistiche e di rifornimento. L’utilizzo delle infrastrutture, che includono aeroporti, porti e sistemi radar, coinvolge circa 13.000 militari americani di stanza nel Paese. Secondo gli accordi tra Stati Uniti e Italia, per impiegare queste basi come punto di partenza di azioni militari offensive, come attacchi verso paesi terzi, è necessario il consenso esplicito del governo italiano o un passaggio parlamentare.
Un esempio recente riguarda la base di Sigonella, in Sicilia, alla quale nel marzo scorso l’Italia ha negato l’autorizzazione all’uso per voli militari verso il Medio Oriente poiché non erano considerate operazioni logistiche e il piano non era stato comunicato nei tempi previsti. Se un velivolo parte da una base italiana per scopi logistici, come previsto dagli accordi, non necessita di ulteriore autorizzazione. Tuttavia, esiste la possibilità che gli aerei, una volta lasciata l’Italia, si spostino verso altre basi NATO dove vigono regole differenti e possano essere armati o impiegati in operazioni di attacco. Un precedente simile si verificò nel 2003 con i paracadutisti della 173esima Brigata Aviotrasportata, che dopo essere decollati dalla base di Aviano, atterrarono in un altro Stato prima di essere impiegati nella guerra in Iraq.
Le norme sul funzionamento delle basi sono regolate da diversi accordi sottoscritti dal secondo dopoguerra: il NATO SOFA del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e il Memorandum d’intesa Italia-USA del 1995. Oltre a Sigonella, le principali infrastrutture militari comprendono Aviano in Friuli Venezia Giulia, Ghedi in Lombardia (dove potrebbero essere ospitate testate nucleari), i porti di Napoli e Gaeta e basi come Camp Darby in Toscana e Camp Ederle in Veneto, oltre a presidi minori e aree riservate. Altri 21.000 militari americani appartengono alla VI Flotta della US Navy, dislocata principalmente tra Napoli e Gaeta e dotata di 40 navi e 175 aeromobili. In Italia sono presenti anche sistemi di sorveglianza avanzati come il Muos a Niscemi, utilizzato per il monitoraggio tramite radar e satelliti anche delle aree del Medio Oriente.
