Una ricerca pubblicata sul British Journal of Sports Medicine ha analizzato la relazione tra allenamento con i pesi e rischio di mortalità. Lo studio ha seguito oltre 147.000 adulti statunitensi, coinvolti in tre grandi studi sanitari per un periodo fino a 30 anni. Durante questo tempo, oltre 35.000 partecipanti sono deceduti. I ricercatori hanno confrontato il tempo dedicato settimanalmente ad attività di resistenza (come pesi o macchine specifiche) e aerobica (camminata, bicicletta, nuoto) con i tassi di mortalità da diverse cause tra cui malattie cardiovascolari, cancro, malattie respiratorie e neurologiche.

La pratica moderata di allenamento di resistenza, cioè tra i 90 e i 119 minuti a settimana, è stata associata a una riduzione del rischio di morte per tutte le cause del 13%, del 19% per malattie cardiache e del 27% per malattie neurologiche. Oltre i 120 minuti settimanali, non sono stati individuati benefici aggiuntivi. Anche basse quantità, tra 30 e 59 minuti a settimana, hanno mostrato una diminuzione del 12% del rischio di morte legato al cancro. Il rischio più basso in assoluto si è registrato tra chi abbinava livelli elevati di attività aerobica a un allenamento di resistenza moderato o intenso.

Gli autori precisano che lo studio evidenzia solo un’associazione e non una relazione di causa-effetto diretta. Ulteriori limiti comprendono l’autovalutazione delle abitudini sportive dei partecipanti e la mancata rilevazione dell’intensità degli allenamenti.

Il personal trainer Kenny Santucci sottolinea l’importanza di integrare il rafforzamento muscolare nelle routine fitness, suggerendo di lavorare con carichi medio-alti e raggiungere una moderata fatica, circa il 60-80% della propria capacità, spiegando che l’intensità è importante ma “duro” non significa necessariamente “meglio”. Santucci aggiunge che senza un adeguato stimolo muscolare insieme all’apporto proteico, la crescita muscolare potrebbe essere insufficiente.