Una nuova tecnologia di lettura del DNA, chiamata sequenziamento long-read, permette di analizzare frammenti molto lunghi di materiale genetico, superando le 10.000 basi, e offre diagnosi sempre più precise per molte malattie genetiche rare, tra cui la malattia di Huntington e alcune forme di demenza. Questi avanzamenti sono evidenziati in uno studio pubblicato su Nature Genetics dal consorzio internazionale Lrs-Red, coordinato dall’Università della Sorbona di Parigi, con la partecipazione dell’Università di Verona e dell’Università di Roma Tor Vergata.
Le malattie genetiche come Huntington sono spesso causate dall’espansione anomala di brevi sequenze di DNA. Fino a oggi, la diagnosi si basava principalmente sul conteggio delle ripetizioni di queste sequenze; tuttavia, questo metodo non riusciva a spiegare differenze nell’età di insorgenza o nella gravità dei sintomi tra pazienti con lo stesso numero di ripetizioni. I ricercatori guidati da Stéphanie Tomé hanno rilevato che per una diagnosi accurata è essenziale considerare anche altre caratteristiche, come eventuali interruzioni all’interno delle sequenze ripetute e differenze di lunghezza nelle espansioni tra diversi tessuti dello stesso paziente.
Soltanto il sequenziamento long-read consente tale livello di dettaglio. Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Roma Tor Vergata e co-autore della ricerca, spiega che per decenni i medici si sono interrogati sulle differenti storie cliniche di pazienti con identico numero di ripetizioni, ma ora, grazie a questa tecnologia, è possibile individuare i dettagli fondamentali all’interno dell’espansione stessa. Questo rappresenta un cambiamento importante non solo per la diagnosi delle malattie genetiche rare, ma anche per poter prevedere con maggiore precisione il decorso della malattia e selezionare, quando disponibili, le terapie più appropriate.
