In occasione della Festa delle donne, il movimento ‘Non una di meno’ ha organizzato manifestazioni in sessanta città italiane per protestare contro le politiche del Governo relative alla violenza di genere, la guerra in Iran e il Ddl Bongiorno. A Roma, il corteo caratterizzato dalla presenza della cosiddetta ‘marea fucsia’, è sfilato passando anche davanti al Colosseo, portando slogan contro il governo considerato antifemminista e per i diritti delle donne. Numerosi striscioni e bandiere della Palestina sono stati mostrati, con la partecipazione di famiglie e bambini. Durante la manifestazione romana si sono registrati momenti di tensione per la presenza di un gruppo di manifestanti iraniani favorevoli all’intervento militare in Iran, contrastati dalle attiviste che hanno ribadito la volontà di pace.
Il Ddl Bongiorno, che propone modifiche alla legge sulla violenza sessuale, è stato fortemente contestato perché ritenuto pericoloso dalle attiviste, secondo cui il Governo Meloni starebbe eliminando progressivamente le conquiste in tema di politiche antiviolenza. La deputata Laura Boldrini si è unita al corteo, sottolineando l’importanza di continuare la lotta per i diritti delle donne, anche sotto un esecutivo a guida femminile.
A Milano, la protesta si è manifestata con l’affissione di un poster al Pirellone con la scritta ‘Senza consenso è stupro, senza dissenso è fascismo’ e con altri striscioni che richiamavano alla difesa delle libertà e contro le zone rosse e le deportazioni. Anche a Napoli il corteo ha coinvolto le tematiche legate alle grandi opere come l’America’s Cup. A Trieste, 1.500 persone hanno ricordato con tredici fazzoletti fucsia le vittime di violenza di genere registrate dall’inizio dell’anno, tra cui dieci femminicidi, un suicidio di una ragazza trans e due casi in via di accertamento. In tutti i casi l’assassino era una persona conosciuta dalla vittima, con età comprese tra 14 e 85 anni.
Secondo l’Osservatorio del movimento, i dati attuali si aggiungono agli 84 femminicidi del 2025 e ai 99 del 2024. L’8 marzo, le piazze hanno dunque rappresentato un momento di mobilitazione collettiva e denuncia rispetto al fenomeno della violenza di genere e alle misure legislative contestate.
